Ci sono luoghi che non si visitano: si scoprono, punto dopo punto.
Bobbio è uno di questi. E non è un caso che uno dei suoi piatti simbolo – i maccheroni alla bobbiese – nasca ancora oggi dal ferro dell’ago da calza, con un gesto lento, preciso, antico.
Proprio come la tessitura, Bobbio assembla, tira i fili e le fila, unisce.
Unisce territori, epoche, culture, sapori, paesaggi e storie. Lo fa perché è crocevia di tre regioni – Emilia, Liguria e Toscana – e perché da secoli intreccia l’eredità romana, longobarda e carolingia. Lo fa perché qui, nello scriptorium dell’Abbazia di San Colombano, si sono assemblate lettere, codici miniati, pensieri e saperi.
E lo fa, soprattutto, perché custodisce un ponte che è già metafora: il Ponte Gobbo, con le sue 11 arcate irregolari, come fossero i festoni all’insù di un orlo cucito sulla trama finale di una tovaglia lunga quanto la Val Trebbia, lunga quanto la più lunga e stretta via medievale del centro storico.
Bobbio, un borgo che tiene insieme
Bobbio sorge sulla sponda sinistra del fiume Trebbia ed è il centro più importante dell’omonima valle, in provincia di Piacenza, in una zona appenninica di confine tra Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Liguria. Un borgo di circa 3.500 abitanti, ma con una densità di storia, cultura e identità che supera di gran lunga le sue dimensioni.
Le prime tracce di insediamento risalgono al Neolitico, ma è nel 14 a.C., in epoca romana, che nasce l’antica Bobium. Il Medioevo, però, è il tempo che più di ogni altro ha lasciato il segno: vicoli acciottolati, portici, chiese, conventi, palazzi signorili raccontano ancora oggi una centralità culturale ed europea.
San Colombano: dal regno longobardo al cuore dell’Europa
Il filo che tiene insieme Bobbio passa inevitabilmente da San Colombano, monaco irlandese che nel 614 fondò qui uno dei più importanti complessi monastici d’Europa. Arrivato nel regno longobardo durante una disputa teologica tra il re Agilulfo e la regina Teodolinda, Colombano riuscì a porre fine alla diatriba. In segno di riconoscenza, Teodolinda gli concesse vasti territori proprio a Bobbio.
Qui il santo costruì una nuova chiesa sui resti di una precedente dedicata a San Pietro. Morì nel 615 e venne sepolto nella cripta dell’abbazia, dove riposa ancora oggi. Attorno a quel nucleo prese forma la Bobbio che conosciamo.
Fondamentale fu lo Scriptorium, voluto da Colombano: un centro di studio e copiatura che nel 982 custodiva circa 700 codici, oggi conservati negli Archivi Storici Bobbiensi. Un altro intreccio, questa volta di lettere e saperi.
Il Ponte Gobbo: 11 arcate come 11 punti all’uncinetto
Il simbolo di Bobbio è il Ponte Gobbo, detto anche Ponte del Diavolo, con le sue 11 arcate irregolari che collegano il borgo alla sponda opposta del Trebbia. Secondo la leggenda, fu costruito dal diavolo durante uno scontro con San Colombano.
È attraversabile solo a piedi e, d’estate, le sue sponde diventano luogo di balneazione e relax. Lungo il ponte si trovano edicole votive, tra cui quelle dedicate a San Colombano e alla Madonna dell’Aiuto.
Secondo la storica dell’arte Carla Glori, il Ponte Gobbo sarebbe persino il ponte raffigurato alle spalle della Gioconda di Leonardo.
📍 Consiglio per i motociclisti
Dal 2002 San Colombano è ufficialmente patrono dei motociclisti. Per fotografare il ponte nella sua interezza, con Bobbio sullo sfondo, il punto ideale è il parcheggio gratuito di Co’ del Ponte: una prospettiva lunga, pulita, iconica.
11 motivi per visitare Bobbio nel circuito Castelli del Ducato
Come le arcate del suo ponte, ecco 11 buoni motivi per scoprire Bobbio:
-
Il Ponte Gobbo, capolavoro architettonico e simbolo identitario
-
L’Abbazia di San Colombano, con la cripta del santo e il Museo dell’Abbazia
-
Lo Scriptorium e la storia dei codici miniati
-
Il centro storico medievale, tra vicoli, portici e palazzi in pietra
-
Il Duomo di Santa Maria Assunta e la sua piazza
-
Il Castello Malaspina, con vista panoramica sulla Val Trebbia
-
Il Mulino San Giuseppe, raro esempio di archeologia produttiva
-
I maccheroni alla bobbiese, lavorati con l’ago da calza
-
Le botteghe storiche, tra forni e salumerie di famiglia
-
Il Bobbio Film Festival, ideato da Marco Bellocchio
-
Il fiume Trebbia, considerato tra i più puliti d’Italia e sotto le arcate del ponte balneabile
I sapori intrecciati della Val Trebbia
Bobbio è tappa della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini. Qui si incontrano prodotti D.O.P. come Grana Padano, Coppa, Pancetta e Salame Piacentino, accanto a piatti della tradizione iscritti tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali.
I maccheroni alla bobbiese
Preparati ancora oggi con ferro da ago da calza, i maccheroni bobbiesi (macaròn fàt cón l’angùcia) sono una pasta fresca di origine medievale, citata nel Liber de Arte Coquinaria di Maestro Martino (1480). Si gustano tradizionalmente con stracotto di manzo, soprattutto il 23 novembre, giorno di San Colombano.
Accanto a loro:
-
Lumache alla bobbiese
-
Torta di riso salata
-
Croccante modellato in cestini e sculture
-
Torte di mandorle
-
Miele della Val Trebbia
-
Funghi porcini e tartufo
Cinema, cultura e identità
Bobbio è anche cinema. Qui nasce Marco Bellocchio, che ambienta nel borgo il suo film d’esordio I pugni in tasca (1965). Ogni estate, nel chiostro dell’abbazia, si svolge il Bobbio Film Festival, con proiezioni, incontri e laboratori di Fare Cinema.
Raccontare Bobbio è come fare l’uncinetto
Ogni storia è un punto. Ogni sapore un nodo. Ogni strada un filo che torna.
Bobbio non è un luogo da attraversare in fretta, ma da attraversare lentamente, come un uncinetto che unisce memoria, paesaggio, spiritualità ed enogastronomia.
E come ogni lavoro fatto a mano, Bobbio resiste al tempo, conserva l’imperfezione come valore e trasforma l’intreccio in racconto.
👉 Alla scoperta di Bobbio, nel circuito Castelli del Ducato: un borgo medievale da gustare, camminare e ascoltare, punto dopo punto.
Castelli del Ducato è la rete turistica-culturale interregionale di 38 Castelli, 13 Alloggi tra Antiche Mura dove pernottare, oltre 50 luoghi d'arte (ville, dimore storiche, musei, chiese ed abbazie, un labirinto, una academy, borghi storici, palazzi) a corollario dei manieri, una decina di ristoranti, locande e bistrot dove mangiare nelle roccaforti tra Emilia-Romagna, Lunigiana in Toscana, area mantovana e cremonese in Lombardia.
Nel 2026 il Gusto del Tempo si assapora nei Castelli del Ducato tra Borghi e Manieri - Felici di Accogliervi! La Cultura del Cibo - Storie enogastronomiche in Viaggio!
Ufficio Comunicazione – Castelli del Ducato di Parma, Piacenza, Pontremoli e Guastalla
con itinerari verso il territorio di Cremona, Mantova e di Reggio Emilia.
Dott.ssa Francesca Maffini