CREDERE ALL'IMPOSSIBILE: LA LEZIONE DI VITA DI ANDREA DEVICENZI SUL CAMMINO DEL PO

15 Gennaio 2022

Camminare accanto al Grande Fiume emoziona, mette davanti a se stessi, al silenzio, al profondo dell'anima, al tempo, all'impegno necessario, alla fatica, alla tenacia. Se a fare questo viaggio è un campione paralimpico abituato a credere nell'impossibile come Andrea Devicenzi, questo lungo percorso diventa scuola di vita. Castelli del Ducato racconta questo progetto 2022, che attraverserà 600 km d'acqua e terra, non solo perché alcuni luoghi d'arte del tragitto fanno parte della rete turistica culturale di rocche e manieri più longeva d'Italia, non solo in omaggio ai “Castelli del Po”, ma soprattutto per il valore che esso rappresenta: credere a un sogno, affrontare un viaggio fisico e interiore, creare incontri autentici.

Per chi non conosce la sua storia, a 17 anni, Devicenzi, perse una gamba in un incidente in moto: un cavaliere in sella al suo cavallo, a tutti gli effetti, che ha dovuto affrontare draghi, battaglie, prove durissime. Ma nel 2010 è stato il primo amputato di gamba della storia a raggiungere in sella ad una bici, la vetta del KardlungLa in India, a quota 5.602 metri. Nel 2012 vince la medaglia di bronzo ai Campionati Europei di Paratriathlon in Israele, affrontando la fase di corsa con le stampelle.

Nel 2013 con la maglia della Nazionale di Paratriathlon, vince in Turchia la medaglia d’argento ai Campionati Europei di Triathlon. Nel 2018 percorre con la sua gamba e le sue stampelle – che Devicenzi chiama Katana - i 500 chilometri della Via di Francesco, dal Santuario de La Verna fino a Roma in 22 giorni. E nel 2022 lo aspetta il progetto “Il Cammino del Po”.

Le 5 città che Andrea Devicenzi, mental coach, attraverserà sono Torino, Pavia, Piacenza, Cremona, Ferrara e tutte hanno concesso il patrocinio. Castelli del Ducato – che sul Po annovera alcuni Castelli del Po da visitare, come il Castello di San Pietro in Cerro, l'Antica Corte Pallavicina di Polesine, la Rocca dei Terzi di Sissa, il Castello di Roccabianca, la Reggia di Colorno, Guastalla con Palazzo Ducale – guarda con interesse all'iniziativa sui passi di Devicenzi e del suo gruppo, volta alla progettazione di un percorso a tappe inclusivo ovvero adatto ad ogni età e progettato anche per i bambini e persone diversamente abili e soprattutto sostenibile, in armonia con l’ambiente, la comunità e le culture locali che potrà essere apprezzato dagli stranieri in particolare.

Nelle scorse settimane il campione paralimpico ha incontrato a Palazzo Farnese Cittadella Viscontea l'assessore alla Cultura del Comune di Piacenza Jonathan Papamarenghi e Francesco Rabboni, delega alla disabilità.

Hanno parlato de “Il Cammino del Po”, il viaggio a piedi, in bici e in parte in carrozzina di Andrea Devicenzi che verrà tracciato con Gps e potrà essere, poi, percorso da tanti altri appassionati di itinerari e walking, scaricando una App dedicata sul cellulare.

“Il Cammino del Po, dal Monviso alla foce del fiume Po, 600 km a piedi, in bici, in carrozzina ha l'obiettivo di avvicinare persone, luoghi ed esperienze in un percorso inclusivo e divertente – spiega Devicenzi - è un progetto nato nell’inverno del 2020: il viaggio partirà da Pian del Re e termina a Pila. Il cammino si articola in quattro aree, che rimandano alle fasi evolutive del Po: la nascita (da Pian del Re a Torino), lo sviluppo (da Torino a Cremona), la maturità (da Cremona a Ferrara) e la trasformazione (da Ferrara a Pila). Il percorso, che attraversa Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, può essere affrontato a piedi, in bicicletta e in carrozzina.

“Il Cammino del Po”, infatti, è stato progettato dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Il Cammino del Po – APS, grazie al sostegno di Pomì, Bacchi Spa, Quixa, Panguaneta Spa, Stabili Srl, Trasporti Pesanti Srl e Padania Alimenti, al contributo della Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona e alla collaborazione di ANMIC Cremona.

Il Cammino del Po è un progetto che utilizza il “camminare” come strumento per veicolare numerosi messaggi in linea con il programma di azione per lo sviluppo sostenibile di Agenda 2030, tra i quali:

– la riscoperta del valore aggiunto della pratica sportiva non agonistica e di uno stile di vita sano e rispettoso del rapporto tra uomo e ambiente;

– la progettazione di un percorso a tappe inclusivo ovvero adatto ad ogni età e progettato anche per i bambini e persone diversamente abili;

– la proposta di un “prodotto” turistico sostenibile e di prossimità, quindi in armonia con l’ambiente, la comunità e le culture locali;

– la valorizzazione del territorio bagnato dal Po con le sue tradizioni, la sua storia e il suo patrimonio artistico;

– l’adozione di un approccio metodologico che parte dal basso coinvolgendo la comunità locale attraversata dal tracciato per valorizzarne le competenze, i servizi (pubblici e del privato sociale) e le attività commerciali affinché anche i residenti ne siano beneficiari;

- la consapevolezza che per raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge servono impegno, studio, fatica, passione, divertimento in giusta dose e che i propri limiti possono essere trasformati in straordinari punti di forza… come Andrea Devicenzi, atleta paralimpico – mental coach e membro del gruppo di lavoro, ci testimonia quotidianamente.

4 domande ad Andrea Devicenzi

1. Il titolo del tuo nuovo libro, "Credere all'Impossibile”, è perfetto per la filosofia dei Castelli del Ducato: cosa significa per te Andrea?
Sono ormai passati tre decenni da quando mi scontrai con quella parola, tanto che divenne quasi una ragione di vita. Non era più importante cosa riuscissi realmente fare, ciò che dirigeva la mia vita erano le mie convinzioni che con una gamba non avrei più avuto una vita normale, tutto era diventato impossibile. Fino a quando arrivò attraverso lo sport un evento che nella sua semplicità cambiò tutto questo: riuscire nuovamente a pagaiare sulla mia canoa. Terminato quell’allenamento non sapevo ancora cosa avrei potuto vivere e scoprire nella mia vita, ma sicuramente se fino a quel momento tutto era impossibile, ora iniziavo a metterlo in dubbio, perché andare lungo il fiume mi era ancora possibile.
Impossibile: un termine che mi ha fatto perdere molte opportunità nel corso della mia vita ed oggi, abbinato alla risorsa della curiosità, amo fare cose che la maggior parte della gente non farebbe ma che con tenacia, sacrificio, determinazione e costanza, sono possibili.

2. Ogni Castello, nel suo percorso di visita, insegna ad un bambino a "Credere all'Impossibile”, pur con rispetto della realtà da cui apprendere ma con le ali dell'immaginario come lievito: come insegnare ai più piccoli a credere nell'impossibile, senza generare illusioni?
Amo lavorare con i giovani ed i bambini, tanto da creare un progetto ad hoc denominato Progetto 22 in cui porto loro l’importanza di credere ai propri talenti e risorse, ma che prima hanno bisogno di essere riscoperte dentro di noi. Sincerità e chiarezza, spiegando loro che le cose importanti che raggiungiamo nella nostra vita molto spesso si raggiungono con sacrifici e rinunce e dopo averci dedicato moltissimo tempo. Farli divertire nel fare ogni singola attività, assumendoci noi adulti, l’onore di scoprire cosa piace loro ed ascoltarli, con attenzione, di cosa e come parlano di un argomento e della propria passione, perché proprio in quelle parole può celarsi il loro futuro professionale.

3. Un Castello protegge. Un Castello custodisce. Un Castello difende. Ma senza un cuore pulsante all'interno che conosce il valore del ponte levatoio può diventare una torre che isola, alte mura che imprigionano. Quali “immagini” ti fanno sentire protetto, ti spronano, ti incoraggiano nelle tue visualizzazioni di mental coach?
Le visualizzazioni sono state tra le risorse che mi hanno più aiutato in tutto il mio percorso di crescita. Viste inizialmente con “sospetto” perché mi sembravano fin troppo potenti, ho iniziato ad addestrarmi, utilizzandole in varie situazioni ed oggi fanno parte oramai del mio quotidiano, avendo sperimentato sulla mia pelle quanto sono potenti.
Come coach lavoro moltissimo attraverso obiettivi e visualizzare il loro raggiungimento mi aiuta molto, che siano professionali, sportivi o personali. Questo perché spesso immagino anche il percorso, le difficoltà da superare, le relazioni con le persone e tanto altro.
Immagino un Andrea felice, attorniato dalle persone giuste, da belle parole e da un gran rispetto che ho di me stesso.

4. C'è una foto, tra le tante, che ti racconta: c'è il fiume, le tue katana, la natura, il camminare a piedi nudi, la tranquillità. Cosa rappresenta?
E’ stata una delle primissime foto in cui ho sfoggiato le mie nuove Katana, stampelle in carbonio nate da un mio desiderio di migliorare la qualità della mia vita così come quella di tantissime persone.
C’è appunto il Fiume Po e sono a “piede nudo”, fiume che navigo oramai da oltre quarant’anni a cui sono particolarmente affezionato e c’è il contatto con la mia terra, che tanto mi ha dato e dunque a cui debbo molto.
C’è la Natura che amo moltissimo perché mi regala salute a trecentosessanta gradi, tranquillità con i suoi larghi spazi ed i suoi infiniti colori.
C’è lo sguardo proiettato verso il futuro, perché soddisfatto di tutto ciò che ho fatto fino ad oggi, visualizzo nel mio prossimo ancora molto lavoro e molti traguardi da raggiungere, essendo legato alla vita come dono inestimabile da onorare ogni giorno.

 

I forti non sono amati.

Sono scomodi. Sono poco manipolabili.

I forti sanno sentire se stessi, conoscono i loro diritti e non sono disposti a rinunciarci.

Sanno essere felici malgrado tutto.

Hanno delle radici potenti che non si possono estirpare.

Non è facile distruggere i loro principi, la loro dignità, la loro fiducia in se stessi.

Sono in grado di sostenere qualsiasi verità, i colpi del destino, la tortura del tradimento e le tempeste delle proprie emozioni. Non hanno paura del dolore: hanno già attraversato il loro inferno personale e sanno trasformare le ferite in saggezza, sanno godere la vita, conservando nel cuore la bellezza e la tenerezza.

Non si aggirano sulle strade altrui, non commerciano di felicità, non elemosinano l'amore.

Ma se dovessero conoscere questo sentimento,

lo accetterebbero come un dono e non tradirebbero mai coloro che amano.

I forti si evolvono, si approfondiscono.

Ciascuno di loro porta una croce personale,

senza farla cadere sulle spalle degli altri.

Quando sbagliano si rialzano traendone una lezione,

invece di accusare qualcun altro.

I forti sanno andarsene, per sempre.

Non provate la loro resistenza: vi pieghereste.

Andrea Devicenzi

 

Francesca Maffini
Progetti, Comunicazione e Ufficio Stampa
Rapporti Istituzionali e Relazioni Esterne
Castelli del Ducato di Parma, Piacenza, Guastalla e Pontremoli
con itinerari verso Reggio Emilia e verso Cremona
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