Tutti giù per terra! C’è una linea sottile che attraversa due libri molto diversi, ma vicini per la ricerca di senso e lo smarrimento che ne comporta. Da una parte la terra che disorienta, più di un mare aperto, dall’altra la mente che si frantuma tra verità e apparenze, con le convinzioni a-dialogiche dei terra-piattististi. In mezzo, su questa terra, chi partecipa ad un festival poetico letterario.
Così salutiamo il Festival Testo…Pretesto, che si è svolto a Fidenza dal 28 aprile al 3 maggio 2026, con due voci: Roberto Longoni con Mal di terra e Mattia Ferraresi con I demoni della mente.
“Mal di terra” — il disorientamento come destino generazionale?
Nel dialogo con il giornalista Rai Luca Ponzi, introdotto e moderato dalla vicesindaca con delega alla Cultura Maria Pia Bariggi, Longoni ha costruito un racconto intimo e collettivo insieme.
I suoi sono “nonni partigiani” e “rivoluzionari pentiti”, figure sospese tra memoria e presente, tra ideali e disillusione. Una generazione — e forse più di una — “troppo giovane per la storia, troppo vecchia per sostenere il vuoto”.
Mal di terra diventa allora una condizione esistenziale: non il radicamento, ma lo spaesamento. Non la stabilità, ma il barcollare.
Il mare è infinito, possibilità pura.
La terra, invece, può disorientare.
E dentro questo paesaggio si muove un protagonista che ha voltato le spalle alla riva: goffo, fragile, incapace — forse — di abitare davvero il mondo? Figlio di un’epoca cresciuta dopo il crollo delle ideologie, quando tutto sembrava ridursi a un “grande supermercato in svendita”.
Longoni scrive — e lo si sente — per amore delle parole, per uscire dalla solitudine, dice, per cesellare ogni frase fino a farla vibrare. E lo fa con quella cura quasi artigianale che Luca Ponzi ha definito “da chef” della scrittura.
Un incontro che è stato anche amicizia, memoria condivisa, e gratitudine.
“I demoni della mente” quale verità - se la verità non esiste - nell’epoca dell’illusione?
Nel secondo panel, con la professoressa Margherita Rabaglia del Centro Culturale Tamoglia e ancora la regia culturale di Maria Pia Bariggi, Ferraresi ha spostato lo sguardo: dalla terra alla percezione della realtà.
Il suo approccio è quasi un “cannocchiale aristotelico”: osservare ciò che accade, partire dal dato concreto, raccontare ciò che si vede. Metodo induttivo, sguardo da giornalista.
Ma ciò che vediamo — oggi — è davvero reale?
Viviamo in un’epoca paradossale: verità alternative, fiducia che si sgretola, realtà che sembra dissolversi in un sistema di apparenze.
Dalla crisi finanziaria del 2008 ai conflitti contemporanei, passando per l’impatto dell’intelligenza artificiale e dei social — TikTok in primis — Ferraresi ci porta dentro una trasformazione profonda: non solo dell’informazione, ma della nostra stessa capacità di comprendere.
È il tempo del “presentismo”, degli ultimi 25 anni che hanno cambiato tutto.
Il tempo in cui il luogo della conoscenza è diventato anche il luogo della confusione.
E allora la domanda resta: come arrivare, oggi, a una certezza ragionevole?
Forse — suggerisce — recuperando una ragione che non sia solo logica, ma anche affettiva, capace di farsi poesia.
Due incontri, due prospettive, un’unica tensione: capire chi siamo in un mondo che cambia troppo in fretta. Tra la terra che ci manca sotto i piedi e la mente che fatica a distinguere il vero, resta la scrittura e la lettura. E resta il bisogno — ostinato — di raccontare.
Vi aspettiamo all’edizione 2027 del Festival Testo…Pretesto a Fidenza, con il patrocinio di Castelli del Ducato.
Lo Staff CDD