VIA DEI LINARI CON VISTA CASTELLO DI TORRECHIARA: IN CAMMINO CON STEFANO AURIGHI

13 Gennaio 2022

Stefano Aurighi ama camminare, instancabilmente. Cita Soren Kierkegaard e Bruce Chatwin. Va, anche, alla scoperta di rocche e fortezze dell'Emilia Romagna. Abbiamo condiviso con lui dal 2015 al 2019 lunghe giornate tra i Castelli del Ducato, quando era il portavoce del Presidente Stefano Bonaccini.

Oggi, che coordina la comunicazione dell'assessorato Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna, mens sana in corpore sano, soprattutto in tempo di pandemia, lo ritroviamo ancora "pellegrino" su magnifici sentieri con vista Castello. E per darvi un motivo in più per visitare il nostro territorio emiliano, ve lo raccontiamo proprio con i passi del giornalista Stefano Aurighi: ci accompagna sul sentiero di Linari, con tappa al Castello di Torrechiara, attraversando parte del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano.

Perchè percorrere un tratto della Via di Linari.

Ho scoperto il gusto del cammino sin da quando ero bambino. Sono nato e cresciuto a Vittorio Veneto, ai piedi delle Prealpi bellunesi e, poco più in là, delle Dolomiti. Camminare lungo i sentieri delle Alte vie dolomitiche, ma anche solo su itinerari collinari, è del tutto normale per chi vive da quelle parti, non è – diciamo così – un vezzo vacanziero. Quando mi sono trasferito in Emilia-Romagna, all’inizio degli anni Novanta, ho iniziato a scoprire la bellezza dell’Appennino, meraviglioso in ogni suo aspetto e, poco alla volta, ho iniziato ad andare per sentieri e rifugi in particolare nella parte modenese e bolognese, come Cimone, Abetone, Rondinaio, Corno alle Scale ecc.

Lo “scatto” verso l’idea di percorsi più lunghi c’è stato qualche anno fa, perché alcuni amici avevano percorso il Cammino di Santiago o tratti della Francigena e me ne parlavano in termini entusiastici. Entusiasmo per i luoghi, ma anche – direi soprattutto – come esperienza personale, giorni interi a camminare affrancandosi da tutte le urgenze quotidiane.

Per me, che ho un carattere espansivo, ma per buona parte rimango un orso solitario, è stata una folgorazione e ho iniziato, da solo, con la via degli Dei tra Bologna e Firenze. L’ho fatta in un periodo in cui non era ancora famosa (oggi è il percorso più frequentato in Italia dopo la Francigena) e quindi ho potuto godere di tutti quegli aspetti che secondo me sono propri di ogni camminatore, ad iniziare da una piena solitudine, assolutamente voluta. È stata poi la volta di alcuni tratti della Francigena, del Cammino di San Francesco da Rimini a La verna, alcuni tratti della via Romea Nonantolana, del Cammino di Dante, dell’Alta via dei Parchi.

Tutti bellissimi, ma cercavo da tempo un percorso meno battuto e meno turistico. La via di Linari, in questo senso, è la migliore perché mantiene integro lo spirito per cui un camminatore ci si misura.

Cosa ti aspettavi dal Cammino di Linari, se sei parito con una idea in testa, e cosa hai trovato di inatteso.

Sul sito dei cammini della Regione Emilia-Romagna (https://camminiemiliaromagna.it/it) avevo guardato diverse volte il tracciato, ma a convincermi definitivamente è stata la bella guida “Via di Linari” di Andrea Greci. In quelle pagine cogli subito la possibilità di incrociare, insieme al gusto del cammino, anche aspetti storici e culturali di ricchezza dimenticata, che puoi riscoprire nella loro interezza solo arrivandoci a piedi. Mi aspettavo un tracciato che combina la possibilità di scoprire luoghi poco noti e poco frequentati, ed è stato esattamente così. Purtroppo, per motivi di tempo, non l’ho percorsa interamente, mi regalo di volta in volta una tappa, ma va benissimo così.

L’elemento inatteso, ma che per me è un valore aggiunto, è che non ho mai – ma dico mai – incrociato nessun altro camminatore, a testimonianza del fatto che per ora la via di Linari rimane un’occasione imperdibile per chi vuole assaporare un sano isolamento. Un tracciato del genere, sono sicuro, richiamerà sempre più camminatori, quindi chi vuole gustarsi questa Via in solitudine deve fare in fretta.

Un Castello m'appare. L'emozione che, sulla Via dei Linari, dà la vista del Castello di Torrechiara.

Il fascino di Torrechiara è impagabile. Camminare alla base del Castello riporta ad una sensazione che ho ritrovato in un passo di Gianni Celati, che è riferito a un cammino lungo le sponde del Po, ma che mi prendo la libertà di interpretare anche per contesti diversi, come quelli di un cammino in ambiente montuoso-collinare: "Camminando la linea d'orizzonte ti dice sempre che tu sei disperso in un punto qualsiasi sulla linea della terra, come le cose che si vedono in distanza. Bisogna cercare un altro punto con cui fare asse, e immaginare che ci si arriverà una volta o l'altra. Bisogna sempre riuscire a immaginare quello che c'è là fuori, altrimenti non si potrebbe fare un solo passo“. Il castello, per il camminatore, è esattamente questo: un punto che muove il passo, ne è il motore, che riempie di senso l’orizzonte (per quanto più alto e prossimo rispetto all’infinito delle pianure), in questo caso con il sublime carico di pathos che Torrechiara, con la Camera d’oro, assicura al visitatore, e che trova nel “nunc et semper” delle formelle anche un senso che si può – certo, con una torsione di senso, ma neanche tanto – attribuire alla bellezza del camminare.

Con quale equipaggiamento hai affrontato il tragitto?

Negli anni ho imparato la regola fondamentale: solo cose utili nello zaino, nessun peso superfluo. Quindi borraccia, spesso due, e qualcosa da mangiare. Per l’abbigliamento vale la sana e vecchia regola di vestirsi “a cipolla”, per poter indossare o togliere indumenti a seconda della temperatura. Io ho usato delle normali scarpe da trail-running, non sono necessari gli scarponi da trekking, anche se in alcuni tratti – dopo la pioggia – sicuramente una calzatura più robusta può essere utile per i tratti fangosi.

Qual è stato il chilometro più difficile? E perchè?

Nella tappa da Tizzano Val Parma a Ranzano a un certo punto mi sono perso, ma non me ne sono subito reso conto. Nel sottobosco, in prossimità di un bivio, mancavano le indicazioni. Il sentiero era comunque evidentissimo e portava chiaramente a monte, quindi l’ho imboccato senza alcun dubbio. Progressivamente, però, il sentiero perdeva definizione e, dopo un quarto d’ora, non ce n’era più traccia, quindi mi sono trovato nella situazione in cui ci si chiede inevitabilmente: e adesso? Ho consultato la traccia che avevo scaricato sulla app del cellulare e mi sono reso conto di aver preso la strada sbagliata al bivio, quindi sono tornato sui miei passi. Ma quel quarto d’ora è stato il più bello, perché in qualche modo mi ha dato la possibilità di percorrere un tratto di bosco profondo, isolato e in un certo senso inesplorato, che sicuramente non avrei mai percorso se avessi preso la giusta direzione. Potrei dire che la scelta sbagliata è stata in realtà la scelta giusta.

Snodi: la via di Linari si innesta sulla Via Francigena e dal Passo del Lagastrello, nel territorio toscano, si ricongiunge alla Via Matildica del Volto Santo. Hai attraversato questo snodo?

Il giorno in cui avevo programmato di andarci c’era brutto tempo, pioggia battente, quindi ho rinunciato. Ma è una delle prossime tappe in programma. Mi piacerebbe stare via qualche giorno e combinare la via di Linari con la Via Matildica del Volto Santo, per arrivare infine al tracciato della Francigena.

I consigli da dare ad un escursionista, su via di Linari.

Il cammino è un’esperienza talmente soggettiva che l’unico consiglio che mi sento di dare è quello di percorrerlo rispondendo solo a sé stessi. Godetevi, da soli o in compagnia, un itinerario che non richiede particolare esperienza di trekking e che non presenta difficoltà, regalandovi panorami di grande bellezza – anche inconsueta rispetto al mainstream turistico – e che vi arricchirà. Fatevi questo regalo nel 2022.

Il nome della Cammino è legato all’Abbazia di Linari: si trova lungo il cammino sul crinale tra Emilia e Toscana.
La Via era una delle antiche deviazioni della Francigena, utilizzata per valicare l’Appennino.

Le tappe: Fidenza - Parma Parma - Torrechiara Torrechiara - San Michele Cavana San Michele Cavana - Tizzano Val Parma Tizzano Val Parma - Ranzano Ranzano - Palanzano Palanzano - Rigoso Rigoso - San Bartolomeo (Abbazia).

Stefano Aurighi: "Il cammino è fatto di lunghe solitudini silenziose, un vero lusso di questi tempi, ma anche di incontri lungo la via con persone partite ognuna con le proprie motivazioni".

Bruce Chatwin: "Camminare è un'attività poetica che può guarire il mondo dai suoi mali".

 

Francesca Maffini
Progetti, Comunicazione e Ufficio Stampa
Rapporti Istituzionali e Relazioni Esterne
Castelli del Ducato di Parma, Piacenza, Guastalla e Pontremoli
con itinerari verso Reggio Emilia e verso Cremona
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Piazza Matteotti 1 - 43039 Fontanellato (PR)
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Castello di Torrechiara

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